London Dry Gin: è vero che sono i più buoni e di maggiore qualità?

delle bottiglie di london dry gin

Sulle etichette di molti gin c’è scritto London Dry Gin o London Gin. Che cosa vuol dire questa scritta? Sicuramente non vuol dire che viene prodotto a Londra! Esistono infatti tanti London Gin prodotti in Italia.

In un video che ho pubblicato sul nostro canale YouTube ho spiegato le differenze tra i vari metodi di produzione del distillato di ginepro. Se invece preferisci leggere clicca qui e leggi la guida che ho scritto su questo sito nella sezione ‘da sapere’.

In questo articolo cercheremo di capire se il metodo di produzione London Dry Gin è veramente il metodo migliore in assoluto, quello che da origine ai gin di qualità più alta e più buoni.

La risposta è, come sempre, dipende. Prima di cominciare però una brevissima spiegazione su che cosa voglia dire London Dry Gin.

London Dry Gin non è una ricetta, ma una tecnica di produzione

Un London Gin è una categoria particolare di Distilled Gin nella quale non è possibile addizionare altri estratti vegetali/aromi/olii essenziali durante o dopo la distillazione, ma possono essere utilizzati solo botanicals nella loro forma originale, freschi o essiccati.

Tradotto, questo vuol dire che bisogna mettere dentro l’alambicco tutti gli ingredienti necessari a produrre il London Dry Gin ovvero alcol, acqua e botaniche. Terminata la distillazione si può aggiungere solo altra acqua o altro alcol per diluirne il sapore e il tenore alcolico.

L’alcol da utilizzare in partenza o diluizione è quello indicato all’articolo 5 del regolamento (UE) 2019/787. Non si può aggiungere zucchero, per questo tutti i London Gin sono sempre Dry (dry si può omettere: scrivere in etichetta London Gin o London Dry Gin è la stessa cosa).

I vantaggi del London Dry Gin: perché garantisce una qualità più alta

La tecnica di produzione dei London Gin è quella più regolamentata e stringente.

Chi produce London Dry Gin deve:

  1. utilizzare alcol molto puro e quasi totalmente privo di altre componenti;
  2. usare solo botaniche nella loro forma originale (fresche o secche);
  3. distillare in presenza di tutti gli ingredienti;
  4. non può usare o aggiungere aromi, olii essenziali o coloranti;
  5. non può aggiungere (praticamente) zucchero;

Indipendentemente dalla ricetta, è un metodo di produzione che praticamente impedisce di usare prodotti di scarsa qualità, quindi il prodotto finito è sempre un prodotto qualitativamente ottimo.

C’è però una cosa da dire: non bisogna confondere qualità con bontà. Un prodotto può essere di qualità alta, ma non per forza questo vuol dire che sia più buono degli altri.

Non confondere mai la ricetta con la tecnica: il Gordon’s è un gin di qualità perché è un London Dry, però tutti pensano sia un prodotto scarso perché magari molto commerciale.

Gli svantaggi della tecnica London Dry Gin

La tecnica London Gin ha però due grandi svantaggi quando si va a sviluppare la ricetta. Sono aspetti molto tecnici, proverò a spiegarteli senza annoiarti.

Ogni erbe, spezia o frutto reagisce diversamente al calore ed esprime il massimo del suo aroma entro un range molto preciso di taglio teste-cuore-coda. Ti faccio due esempi pratici.

Es. 1: Il coriandolo è più buono distillato a freddo. Secondo me il coriandolo distillato a caldo non è buono come quello distillato a freddo con un evaporatore rotante. Se quindi devo fare un London Gin dovrò accettare di non riuscire ad esprimere al massimo l’aroma di questo seme.

Se distillo a parte il coriandolo nell’evaporatore e poi lo aggiungo al resto del liquido non posso più chiamare il prodotto London Dry Gin.

Es. 2: Se il taglio del cuore del ginepro è, per esempio, tra gli 81 e i 90°C, mentre quello della lavanda è tra gli 82 e gli 86°C, dovrò scegliere se sotto-estarre il ginepro o sovra-estrarre la lavanda. Distillando con tecnica London Dry bisogna sempre fare dei sacrifici e non si può lavorare ogni botanica al meglio.

È un minestrone: qualche verdura resterà un po’ cruda, qualcuna un po’ troppo cotta.

Quando un gin è veramente di alta qualità?

Abbiamo capito quindi che London Dry Gin è sinonimo di alta qualità perché le regole sono molto rigide mentre non è, per forza, sinonimo di miglior ricetta possibile.

Come si fa quindi a fare o riconoscere un gin di alta qualità? Fare un gin alta qualità è facile, riconoscerlo è difficile.

Se alla produzione di Gin o Distilled Gin si lavora con etica e si utilizzano materie prime di qualità, si ottiene un prodotto di qualità. Per fare Gin o Distilled gin si può usare lo stesso alcol del London Gin, si possono comunque usare le migliori botaniche e, se si usano aromi o olii essenziali, si devono selezionare i migliori. E ti assicuro che ci sono dei distillatori di olii essenziali che fanno dei prodotti eccezionali.

Il problema è riconoscere un gin di qualità. All’assaggio è impossibile capire se un gin è di qualità. Bisognerebbe sapere tutto ciò che accade in distilleria e conoscere i processi e le materie prime utilizzate. Quindi la differenza la fa la serietà dell’azienda e del produttore. Bisogna affidarsi a distillerie che lavora con professionalità.

Come scegliere la giusta tecnica di produzione

Chi produce un gin conto terzi solitamente lo fa per diversi motivi, tra cui quello economico. Nessuno si lancia in un’attività imprenditoriale solamente per fare il miglior gin in commercio e poi rimetterci dei soldi.

Quando si vuole produrre un gin personalizzato e lo si vuole produrre in conto terzi perché non si hanno le strutture e le capacità tecniche per farlo, bisogna affidarsi ad una distilleria artigianale. Sarà quindi fondamentale parlare con il master distiller per trovare la migliore soluzione adatta alle proprie esigenze.

A partire dai botanicals, dallo stile di gin che si vuole produrre e dal posizionamento di mercato, si sceglierà la giusta tecnica per raggiungere il risultato desiderato.

Tieni però a mente una cosa: il costo del tuo prodotto finito non dipende solo dal liquido e dalla tecnica di produzione. Ci sono tanti altri aspetti da valutare, ne ho parlato qui.

Buona distillazione,
Giovanni

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